Visualizzazione post con etichetta Introversione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Introversione. Mostra tutti i post

2019/02/12

Domanda da introverso

Una tipica domanda da introverso: che conseguenze potrebbe avere per me e per gli altri (nel breve, medio e lungo termine) ciò che sto considerando di fare adesso?

2018/06/02

La lentezza dell'introverso

L'introverso è più lento dell'estroverso perché è meno spontaneo, ovvero perché si chiede più volte, prima di parlare o agire, se ciò che potrebbe dire o fare sia giusto o ingiusto, morale o immorale, appropriato o inappropriato, pertinente o impertinente, bello o brutto, utile o inutile, sicuro o pericoloso, buono o cattivo per sé e per gli altri.

2017/08/04

Opinioni di un introverso

In sintesi ecco il mio problema e quello di molti altri introversi (credo). Io sono convinto che l'umanità in generale (me compreso) sia ancora oggi sostanzialmente malata di mente (vedi nota 1) e/o in uno stadio infantile. Faccio fatica a nascondere questa terribile idea, e cerco di condividerla con altri, ma siccome quelli che la pensano come me su questo punto sono rarissimi, diciamo l'1% della popolazione, sono costretto a nascondere la mia opinione per non offendere il 99% delle persone con cui mi capita di interagire, e a far finta di essere sano come loro credono di essere, altrimenti sarei considerato un imbecille e/o un arrogante. Questa finzione è per me stancante e stressante per cui non posso esercitarla per più di un certo tempo, dopodiché sento il bisogno di ritirarmi in solitudine per riposarmi.
Io sarei molto più socievole e passerei molto più tempo in compagnia di altre persone se potessi liberamente esprimere le mie idee sulla natura umana senza offendere, irritare o annoiare nessuno e senza essere preso per un imbecille o un arrogante, per cui devo rassegnarmi a brevi interazioni insincere con persone "normali" consolandomi con la compagnia letteraria dei grandi filosofi e psicologi che mi hanno insegnato e convinto che l'uomo è ancora malato di mente o in uno stadio infantile, nonostante il progresso scientifico e tecnologico.
Inutile dire che chi non è consapevole di essere malato difficilmente cercherà di curarsi, per cui parlare con malati che si credono sani è piuttosto limitativo oltre che difficile, sgradevole e ansiogeno, soprattutto perché devo evitare di esprimere, in linguaggio sia verbale che non verbale, cose che possano tradire ciò che penso del loro stato mentale.
Beh? Che ne pensate di questa analisi? Qualcuno di voi ci si ritrova?

-----------------

NOTA 1: Cerco di spiegare cosa intendo per malattia mentale.
La mente (e in essa includo psiche, ragione, coscienza, memoria, logica, intelligenza, inconscio, sistema nervoso, sentimenti, empatia, cognizioni, credenze ecc.) si è formata durante l'evoluzione della nostra specie come strumento adattativo, per risolvere i problemi e in tal modo aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza. Quindi una mente sana è quella che aiuta a star meglio possibile sia individualmente che come gruppo e specie, cioè fa quello per cui si è formata.
Ora, siccome la condizione dell'uomo sulla terra è ancora generalmente miserabile (basta pensare al tasso di povertà, alla schiavitù de facto, alle guerre, alle discordie, alle nevrosi e psicosi, alla solitudine, alle crisi economiche, al terrorismo, disperate migrazioni di massa ecc.) e in occidente stiamo diventando sempre più poveri e soli, e stiamo rischiando guerre nucleari, stiamo dilapidando irreversibilmente il pianeta e causando catastrofi ambientali, e non cerchiamo di cambiare rotta, e ognuno si aspetta che sia qualcun altro a risolvere i problemi personali e comuni, cosa che ovviamente non avviene, evidentemente non stiamo usando la mente per migliorare la situazione, ma la usiamo così male da stare sempre peggio ormai a livello planetario. La nostra mente è malata perché ci spinge a comportarci in modo da diminuire il nostro benessere anziché aumentarlo, e porterà prima o poi la nostra specie all'estinzione o a una decimazione, e comunque la renderà sempre più infelice e assurda, a meno che non ci curiamo in tempo.
Meno di un secolo fa il nazismo ha dimostrato con quanta facilità un intero popolo possa impazzire affascinato da uno psicopatico. Cose del genere possono ancora accadere perché quella pazzia non è stata ancora riconosciuta come tale. L'elezione di Trump è un altro sintomo di una follia diffusa.

2017/02/15

Jung sulla solitudine

"La solitudine non deriva dal fatto di non avere nessuno intorno, ma dalla incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti, o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili. La solitudine cominciò con le esperienze dei miei primi sogni, e raggiunse il suo culmine al tempo in cui mi occupavo dell’inconscio. Quando un uomo sa più degli altri diventa solitario. Ma la solitudine non è necessariamente nemica dell’amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario, e l’amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri." [Carl G. Jung]

2016/10/19

Essere persona non grata

Ho l'inquietante sensazione di essere come gli altri non mi vogliono, e che per soddisfarli io debba fare violenza a me stesso, debba morire, e rinascere con una personalità che non mi piace.

2016/10/01

Introduzione a Luigi Anepeta

"Ufficialmente medico, psichiatra e psicoanalista (non selvaggio, ma selvatico quanto basta a non farsi intrappolare nelle convenzioni di una scuola), nel mio intimo, mi considero un panantropologo, vale a dire un uomo che condivide con altri, del passato e del presente, la vocazione a capire l'umanità e il mondo che essa finora ha costruito nei suoi molteplici aspetti, soprattutto in quelli che appaiono oscuri, equivocabili e incomprensibili." [Luigi Anèpeta]

Psichiatra critico, impegnato da molti anni a costruire un modello psicopatologico interdisciplinare che comprenda e spieghi i nessi reciproci tra soggettività e storia sociale, dopo aver partecipato alla stagione antistituzionale, Luigi Anepeta si è dedicato alla psicoterapia, alla formazione di operatori e alla ricerca.

Luigi Anepeta su se stesso
Autobiografia intellettuale

2016/01/02

Introversione e depressione

Agli estroversi gli introversi appaiono spesso come depressi anche quando non lo sono. Alcuni introversi sono anche depressi ma non tutti, come anche gli estroversi possono essere depressi. D'altra parte per un introverso forse è meglio passare per depresso che per presuntuoso, come appaiono spesso gli introversi assertivi (come me).

2015/08/15

Introversione-estroversione: polarità o tratti sommabili?

Comincio a pensare che introversione ed estroversione non siano i due poli, mutulmente esclusivi, di un unico tratto, ma due tratti sommabili. Intendo dire che ogni essere umano potrebbe avere una certa quantità di introversione e una di estroversione, diverse da persona a persona, quantità che, anziché escludersi mutualmente, si sommerebbero.
Così, per esempio, ci potrebbero essere persone molto introverse e molto estroverse allo stesso tempo, altre molto introverse e poco estroverse o viceversa, altre (il caso peggiore) poco introverse e poco estroverse: cioè quasi completamente apatiche, indifferenti, inerti.
Che ne pensate della mia ipotesi?
Se fosse vera, non avrebbe senso contrapporre introversi ed estroversi, ma, semmai i molto introversi con i poco introversi, e l'estroversione non sarebbe mai un difetto, ma sempre una qualità, una risorsa utile e desiderabile.

2015/06/26

L'elogio dell'introversione interpretato come potenziale razzismo

Un interessante, se pur discutibile, punto di vista sulle rivendicazioni degli introversi basate sul pensiero di Luigi Anepeta.

"... le argomentazioni del dottor Anapeta, attingendo a piene mani dalle conoscenze sviluppate dalle scienze sociali, “schivano” le critiche che si potrebbero muovere ad un movimento potenzialmente settario, che manipola artificialmente le identità. Le tesi sostenute hanno una forza effettiva notevole, sono convincenti e non sono macchiate di quell’ingenuo estremismo che provocherebbe la critica di “razzismo”. Così presentata, l’identità di introverso è perfettamente accettabile e credibile, e in ciò sta la sua capacità di attirare “adepti”. Tuttavia c’è da notare che questa notevole autoconsapevolezza, a cui le stesse scienze sociali contribuiscono, dà forma ad un’esigenza di rivendicazione che in sostanza non è diversa da quella che si manifesta più brutalmente in ideologie razziste o discriminatorie."

Leggi l'articolo completo in: http://www.uniroma2.it/didattica/aca/deposito/Tamburrini_Fabio_ModA_Introversi.doc

2015/06/04

Apologia della riflessione e della non spontaneità

Spesso sento dare consigli del tipo: lasciarsi andare ogni tanto, non controllarsi troppo, essere più spontanei, non riflettere troppo prima di interagire, non pensare troppo, non ragionare troppo, evitare che l'io, la coscienza o la razionalità reprimano o tolgano spazio ai sentimenti, alle emozioni ecc.

2015/01/28

Sull'introversione

E' inutile o dannoso parlare di introversione senza mettersi d'accordo sul significato di questo termine così abusato e malinteso anche tra gli psicologi, figuriamoci tra la gente comune. La maggior parte degli psicoterapeuti non dà alcuna importanza all'introversione, non la prende per niente in considerazione e questo la dice tutta. Per me è impossibile capire cosa sia l'introversione senza aver letto (e capito) quello che su di essa hanno scritto Carl G. Jung (il creatore del termine) e Luigi Anepeta.

2014/11/28

Introversion as a way of being - Vademecum on introversion (by Lugi Anepeta)

(translated from L'introversione come modo di essere - Vademecum sull'introversione)

This article is a first approach to the problem of introversion, as well as an introduction to reading my essay "Timido, docile, ardente...". This title is a quote from J. J. Rousseau (a great introvert) and can be translated into "Shy, quiet, ardent (passionate)".

1.

Each individual is unique and unreproducible. The analysis of experience and behavior of several individuals, however, allows us to identify some lasting and enduring characteristics (the traits) in common among them. On these grounds, it's possible to define a typology, i.e. a model of personality which can be described abstractly.

2014/06/25

L'introversione di Albert Einstein

«In singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi agli uomini e alla società in generale. Sono proprio un cavallo che vuole tirare da solo; mai mi sono dato pienamente né allo stato, né alla terra natale, né agli amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto di fronte a questi legami la sensazione di essere un estraneo e ho sempre sentito bisogno di solitudine; e questa sensazione non fa che aumentare con gli anni. Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite dell'intesa e dell'armonia con il prossimo. Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei suoi simili.»
(Albert Einstein, Come io vedo il mondo)

2014/01/29

La condizione introversa

Ottima descrizione della condizione introversa tratta dal sito della LIDI (www.legaintroversi.it).

Caratteristiche specifiche del genotipo introverso

  • Un corredo di emozioni superiore alla media, associato ad un’intelligenza solitamente vivace e talora essa stessa superiore alla media.
  • Una sensibilità sociale che comporta l’intuizione immediata degli stati d’animo e delle aspettative altrui.
  • Un senso di pari dignità e di giustizia precoce, persistente e d’intensità spesso drammatica.
  • Un orientamento di tipo idealistico, che comporta il riferimento ad un mondo caratterizzato da rapporti interpersonali corretti e delicati.
  • Una vocazione sociale altamente selettiva, che, per realizzarsi, richiede un certo grado di affinità e di sintonia con l’altro.
  • Un’affettività molto intensa che tende a stabilire con il mondo (persone, natura, cultura, oggetti, animali) rapporti significativi e profondi.
  • Un orientamento incline alla riflessione, all’introspezione e alla fantasia più che all’azione.
  • Una predilezione per interessi intellettuali e creativi.
  • Un corredo di bisogni (d’appartenenza e d’individuazione) piuttosto ricco.

Elementi che sottendono il malessere degli introversi

  • Un vissuto persistente di inadeguatezza e di inferiorità, che talora arriva alla vergogna di essere come si è.
  • Un’avversione più o meno marcata (fino al limite della fobia) nei confronti della sensibilità emozionale.
  • Un sentimento di solitudine scarsamente rimediabile, che può esprimersi in una tendenza progressiva all’isolamento o a tentativi di socializzazione e di normalizzazione forzata, solitamente con scarso esito.
  • Una tendenza a confrontarsi ossessivamente con gli altri, che comporta spesso il paradosso di un’invidia intensa e, nel contempo, un atteggiamento interiore ipercritico nei loro confronti, di cui viene rilevata impietosamente la superficialità, la rozzezza, la scarsa sensibilità.
  • Una tendenza a ruminare sulle proprie problematiche, senza venirne a capo.
  • Un senso complessivo di un’esistenza faticosa, penosa, a volte dolorosa.
Lefgi il testo completo in Vademecum sull'introversione, di Luigi Anepeta

2014/01/23

Cos'è l'introversione

Premessa

Introverso ed estroverso sono termini coniati da C.G. Jung nel suo libro "Tipi psicologici" pubblicato nel 1921. Gli stessi termini sono stati usati nelle opere di altri studiosi con varie definizioni più o meno simili a quella di Jung. Non esiste una definizione accademica dell'introversione/estroversione universalmente riconosciuta.

2014/01/20

Introversione e non conformismo

Credo che gli introversi siano mediamente meno conformisti degli estroversi.

2014/01/14

Luigi Anèpeta: Vademecum sull'introversione

"Ogni individuo è unico e irripetibile. L’analisi dei vissuti e dei comportamenti di diversi individui permette, però, di identificare alcune caratteristiche stabili e durature – i tratti – comuni a più di essi. Su questa base è possibile definire una tipologia, vale a dire un modello di personalità che può essere descritto astrattamente. (...)"

Leggi l'articolo completo.

Blog di Bruno Cancellieri