2016/04/30

Patologia del bisogno di riconoscimento

Il bisogno di riconoscimento esiste in ogni essere umano sano. Infatti, chi non lo ha è asociale. Tuttavia tale bisogno può essere patologico quando assume un'intensità eccessiva oppure forme irreali, come il voler essere riconosciuti per ciò che non si è o per più di ciò che si è.

Un bisogno di riconoscimento eccessivo si da quando, ad esempio, il riconoscimento c'è ma non viene percepito, o viene percepito in misura molto inferiore a quella reale. Come dire che non basta mai.

Umano, subumano, superumano, normoumano, disumano, oltreumano

Umano, subumano, superumano, disumano, oltreumano, sono categorie (consce e/o inconsce) con cui qualifichiamo soggettivamente noi stessi e gli altri.

Inconsciamente o consciamente, abbiamo tutti bisogno di essere riconosciuti come umani e paura di essere qualificati come disumani, perché abbiamo bisogno di essere socialmente integrati.

Una volta assicurata la qualifica di umani, cerchiamo, se possibile, di compensare le nostre inferiorità (autopercepite o segnalate dagli altri) rispetto alla media umana della comunità di appartenenza (che ci renderebbero subumani) sviluppando delle superiorità, cioè cercando di essere superumani in certi aspetti. Tuttavia la compensazione è difficilmente equilibrata, ed è normalmente insufficiente o eccessiva, a causa del fatto che è misurabile solo soggettivamente ed è soggetta a errori di autopercezione e di percezione dell'altro.

Frustrazione del bisogno di riconoscimento come causa di alienazione e infelicità

Ogni umano ha bisogno di essere riconosciuto, accettato e apprezzato per quello che è. Altrimenti, per non restare solo (situazione mortale) deve fingere di essere un altro (accettabile dagli altri) ma, anche riuscendoci, è infelice, perché fingere di essere un altro richiede uno sforzo stancante e sgradevole, non sostenibile. Per questo motivo, si cerca consciamente o inconsciamente di diventare realmente la persona che gli altri esigono e si finisce per odiare e disprezzare la propria vera natura. Questo fenomeno (morboso in quanto causa di infelicità) si chiama alienazione.

2016/04/29

Sul bisogno di riconoscimento

Il bisogno di riconoscimento è funzionale al bisogno sociale (cioè di appartenenza, integrazione, interazione e cooperazione sociale) il quale è un bisogno primario, cioè geneticamente determinato, e da cui dipende la felicità umana. Senza una qualche forma di riconoscimento non è infatti possibile la vita sociale né il benessere psichico e il piacere che da essa dipende.

2016/04/23

Uomo e natura

L'Uomo è un animale artificiale.

La missione dell'Uomo

Missione di ogni essere umano è contribuire alla vita e allo sviluppo sostenibile della propria specie usando il patrimonio genetico ereditato, la cultura appresa, le esperienze acquisite e la propria creatività. In questa missione sono inclusi l'autosostentanento, la riproduzione sessuale, l'allevamento della prole, il miglioramento, lo sviluppo e la diffusione della cultura, l'integrazione e la cooperazione sociale, e il morire per lasciare spazio alle nuove generazioni.

Ogni umano ha un bisogno primario, scritto nei priori geni, di compiere tale missione, dalla cui realizzazione dipende il suo grado di felicità. Tutte le esigenze umane (motivazioni, bisogni, desideri, pulsioni ecc.) derivano da tale bisogno primario, come strategie e mezzi, consci e inconsci, per soddisfarlo. Ogni esigenza che tende a frustrarlo è da ritenersi morbosa.

Le esigenze morbose, dette anche nevrosi, disturbi psichici o malattie mentali, sono dovute a mutazioni o predisposizioni genetiche o a culture disumane, sia nell'ambito familiare che sociale, o, più spesso, ad una combinazione di tali cause. Infatti, in una cultura rispettosa della natura umana, anche le persone con predisposizioni ai disturbi mentali raramente li sviluppano.

2016/04/21

Pensieri sull'igiene del pensiero

Ogni essere umano è limitato nel pensare, confinato in certi schemi, diversi da persona a persona, ma con aspetti comuni nelle diverse culture e comunità.

Per ogni persona ci sono cose impensabili.

Pensiero automatico vs guidato

Chi sono due modi di pensare: uno automatico e uno guidato (autoguidato o alloguidato). Senza accorgercene, involontariamente, passiamo dall'uno all'altro.

Quando pensiamo in modo automatico il pensiero è completamente spontaneo e involontario, determinato dai contenuti dell'inconscio, anche se siamo coscienti di ciò a cui stiamo pensando.
Quando pensiamo in modo guidato, il pensiero è determinato da ciò che ci guida, ovvero da stimoli che possono consistere in cose diversissime, tra cui: ricordi, letture, canzoni, immagini, luoghi, film, discorsi ecc.

Il pensiero guidato, se ripetuto un sufficiente numero di volte, diventa poi automatico.

Siccome noi pensiamo in modo prevalentemente automatico, è importante, per l'igiene del pensiero stesso, avere un certo controllo sul pensiero, e, in caso di pensiero automatico difettoso, correggerlo mediante un pensiero guidato appropriato, appropriatamente ripetuto.

Pensiero guidato

L'attività pensante può essere spontanea (lo è normalmente e quasi sempre) oppure guidata. Il pensiero può essere guidato in due modi: autoguidato quando siamo noi stessi a guidarlo volontariamente e con una intenzione particolare, e alloguidato, quando è guidato da altre persone che ascoltiamo, o da spettacoli a cui assistiamo o da scritti che leggiamo o immagini che vediamo.

Liberi di credere?

Non siamo liberi di credere in alcuna cosa, nemmeno nel libero arbitrio. La decisione di credere o non credere in qualcosa è involontaria.

Blog di Bruno Cancellieri