2017/07/21

Your brain hallucinates your conscious reality

Quale psicologia?

La conoscenza della natura umana è molto vasta, variegata e controversa e ognuno dà un'importanza diversa alle diverse teorie psicologiche. Inoltre c'è il problema dei diversi vocabolari che usiamo per parlarne. Purtroppo la psicologia è una disciplina frammentaria e settaria, e ogni psicologo pensa di saperla più lunga degli altri o reinventa la ruota dandole un altro nome.

Inconvenienti della sapienza

Quanto più una persona diventa sapiente oltre il livello medio della popolazione in cui vive, tanto più essa vede l'ignoranza e la fallacia negli altri e tanto più fatica a comunicare da pari a pari con persone normali, laddove normalità equivale a mediocrità, semplicismo e assenza di autocritica.

La forza di attrazione di Facebook

Ciò che rende Facebook così attraente, interessante e utile è che permette facilmente di mantenersi informati sui pensieri e i sentimenti altrui, cosa indispensabile per prendere posizione nelle questioni morali, intellettuali e politiche, per affermare la propria appartenenza a certi gruppi e per adattarsi allo spirito delle comunità di elezione. In sintesi: per soddisfare il proprio bisogno di appartenenza.

Organizzazione della mente durante il sonno

Durante la veglia ci capita di fare nuove esperienze e concepire nuove idee. Durante la notte quelle cose vengono organizzate nella nostra mappa cognitivo emotiva, e dal giorno, dopo possono essere usate per determinare il nostro comportamento automatico.

2017/07/20

Freddezza e sospetto

Il fatto che una persona possa pensare, senza provare orrore o repulsione, a certi atti che la società considera criminali, può indurre nella gente il sospetto che quella persona possa facilmente commettere quelli atti, o averli già commessi.

Il gioco del perché

Perché una persona fa ciò che fa?
Perché ha bisogno di farlo.
Perché una persona ha bisogno di fare certe cose?
Perché se non le fa si sente male.
Perché una persona si sente male se non fa certe cose?
Perché così è scritto nel suo programma.
Perché le persone hanno programmi?
Perché la vita non è possibile senza programmi.
Perché la vita non è possibile senza programmi?
Perché la vita è organizzazione di organi, e una organizzazione è basata su un programma.
Perché la vita è organizzazione di organi?
Perché se le parti di cui è costituito un organismo non fossero organizzate ovvero non interagissero secondo un programma, l'organismo morirebbe.

Il fascismo e i problemi della razza

Cose da tenere a mente sul fascismo e sul mondo accademico. Il fatto che la maggioranza degli italiani (compreso il re) non abbia protestato la dice lunga sulla "nobiltà della razza italiana".

Copiato da Enrico Mentana su Facebook (15/7/2017):

Visto che molti, partendo dalla polemica sulla proposta di legge Fiano sull'apologia del fascismo, hanno ricominciato a minimizzare le nefandezze compiute dal regime già in tempo di pace, ecco un documento che ha proprio la data di oggi, 15 luglio, di 79 anni fa. Per ordine espresso del Duce viene pubblicato sul Giornale d'Italia un documento ufficiale, sotto il titolo "Il fascismo e i problemi della razza". Una lettura che crea angoscia e vergogna.

Vita e informazioni

La vita dipende da informazioni (a cominciare da quelle scritte nel DNA e da quelle percepite provenienti dall'esterno e dall'interno) e dal modo in cui esse vengono elaborate, il quale consiste a sua volta in informazioni (ovvero programmi) che si sviluppano a seguito delle esperienze fatte dell'essere vivente.

Le persone e i cambiamenti


Le persone si dividono in due categorie: quelli che causano i cambiamenti e quelli che si adeguano ai cambiamenti causati da altri.

People can be divided in two categories: those who cause changes, and those who adapt to changes caused by other people.

2017/07/19

A cosa pensi quando pensi a una persona?

Prendi una persona qualsiasi, che conosci o che vedi in un luogo pubblico per la prima volta. Cosa ti aspetti da essa? Che domande ti fai su di essa? Come la giudichi e la classifichi? Cosa immagini su di essa? Come determini quanto essa ti può essere utile? Con quali criteri decidi se rivolgerle la parola, cosa proporle o chiederle, ovvero se e come interagire con essa?

2017/07/18

La parte e il tutto

E' intellettualmente disonesto, ignorante o ingenuo parlare di una parte del tutto come se fosse il tutto, o senza menzionare i rapporti della parte col resto del tutto.

2017/07/17

Una rivoluzione umanistica

L'uomo di oggi non è peggio di quelli di ieri ma dispone di armi di distruzione e distrazione di massa molto più potenti, a livello planetario. Abbiamo bisogno di nuove idee per far fronte alle nuove minacce. Le vecchie ricette non bastano. Ci vuole una rivoluzione umanistica, più che politica, economica o tecnologica.

Sull'esercizio del libero arbitrio

L'unico modo per esercitare il libero arbitrio (ammesso che esso possa esistere) è quello di fermarsi e impedire ogni automatismo, ogni atto spontaneo, e di sottomettere qualsiasi potenziale decisione e gesto, anche i più elementari, all'esame preventivo della coscienza. Ma questo comporta un'immobilità totale, o un rallentamento estremo del comportamento, impensabile quando si è insieme con altre persone. Per questo il libero arbitrio può essere esercitato, semmai, soltanto per brevi momenti.

Tra illusione e delusione, speranza e disperazione

A volte ci si illude e si spera che facendo certe cose saremo più amati, più rispettati, più desiderati, più accettati, più premiati, per poi scoprire che abbiamo ottenuto l'effetto contrario o nessun effetto. Ma questo non vuol dire che non abbiamo fatto qualcosa di buono, bello, nobile o utile.

Ed è bene che continuiamo a illuderci e a sperare che i nostri sforzi daranno, prima o poi, risultati positivi, perché facendoli proviamo il piacere di fare qualcosa che riteniamo buono.

Per essere sicuri che stiamo facendo qualcosa che gli altri apprezzeranno, dobbiamo conoscere la mentalità e i bisogni altrui, specialmente quelli inconsci, e lavorare per soddisfarli. Ma questi bisogni sono a volte malati in quanto indotti da una società malata, e per soddisfarli occorre fare cose nocive o assurde.

Il valore delle cose

Il valore di una cosa (oggetto, persona, idea, teoria, azione, processo ecc.) può avere valutato da diversi punti di vista, corrispondenti ai bisogni umani che quella cosa è in grado di soddisfare o frustrare.

Con riferimento alla teoria dei bisogni descritta in psicologiadeibisogni.it, che distingue 6 gruppi di bisogni (vita, comunione, bellezza, libertà, sapienza, potenza) possiamo definire i seguenti tipi di valori attribuibili a qualsiasi cosa:
  • valore vitale
  • valore estetico
  • valore liberatorio
  • valore conoscitivo
  • valore potenziante



Cosa cerchiamo gli uni dagli altri?

Il piacere dell'eleganza dei dati

C'è un piacere riservato agli informatici che i non informatici non potranno mai provare: quello di scrivere un programma elegante nella logica e nel codice. Una bellezza interiore invisibile agli utenti. Ci sono infatti molte cose che avvengono in un programma, che non hanno alcun rapporto con l'interfaccia uomo/macchina ma servono solo ad amministrare i dati di lavoro nel modo più efficace ed efficiente.

2017/07/16

Edward Bernays and Group Psychology: Manipulating the Masses

Come il bisogno genetico di appartenenza ad un gruppo ci rende manipolabili.

2017/07/15

Vulnerabilità e convivenza

Le persone più vulnerabili convivono male con quelle meno vulnerabili.

Francesco Totti - Il Discorso di Addio

Un notevole documento antropologico su ciò che unisce ed emoziona masse di persone.

Stoffa e stile

Ci sono persone che hanno stile, ma non stoffa; altri che hanno stoffa, ma non stile; altri ancora che non hanno né stoffa né stile; e poi ci sono gli insuperabili, che hanno stoffa e stile.

Quelli che (non) si fanno domande

Dimmi che domande ti fai e ti dirò chi sei.

Io sono un sistema

Io sono un sistema consapevole di esserlo e posso scegliere (volontariamente o involontariamente) dove stare, andare, guardare, cosa ascoltare, leggere, cercare, chiedere, offrire, fare, dire, pensare, con chi/cosa, quando, dove e in che modo interagire per soddisfare i miei bisogni e quelli altrui.

Domande sulla conoscenza

Di tutte le cose importanti per il mio benessere, ovvero per la soddisfazione dei miei bisogni, quante ne conosco? E quanto sono vere le mie conoscenze?

Ciò che pensano gli altri

Non dobbiamo ignorare ciò che fanno, dicono, pensano e sentono gli altri, anche quando si tratta di sciocchezze, assurdità o follie, perché siamo tutti interdipendenti.

2017/07/14

Sulla bellezza

La bellezza che incanta e disarma è quella allo stato nascente, quella che sorprende. Quella ripetuta o copiata è solo il simulacro di un potere invidiato e invidioso.

Paura di cambiare

La paura di cambiare cresce quanto più le possibilità e le occasioni di riuscirvi aumentano.

Cambiare fa paura (consciamente e/o inconsciamente) perché è un tuffo nell'ignoto e richiede una ristrutturazione della propria mente, giacché è lì che avviene il vero cambiamento.

D'altra parte la mente, come gli organi del corpo fisico, ha un meccanismo di difesa immunitaria contro elementi estranei che tentano di inserirsi in essa e modificarla.

Tutti noi cambiamo, chi più chi meno, ma involontariamente e molto lentamente. Sono le nuove esperienze che ci cambiano. Cambiare volontariamente e rapidamente è rischioso e innaturale. Infatti l'io cosciente non ha la capacità di ristrutturare l'inconscio, e i veri cambiamenti riguardano quest'ultimo, ovvero i suoi automatismi cognitivi ed emotivi.

Per produrre volontariamente un cambiamento in noi stessi non possiamo fare altro che esporci a nuove esperienze, ma è impossibile prevedere se il cambiamento prodotto da una nuova esperienza sarà per noi vantaggioso o svantaggioso, se ci renderà più o meno felici.

Dobbiamo quindi comprendere e rispettare chi ha paura di cambiare. Cambiare volontariamente richiede un coraggio e delle capacità che non tutti hanno.

Solo contro tutti

A volte ho la sensazione di essere solo contro tutti, che nessuno mi capisca e molti mi fraintendano, comprese le persone a cui sono simpatico.

Penso che dovrei evitare, quando parlo, di dire liberamente ciò che penso della natura umana, perché è facile che qualcuno si offenda sentendosi indirettamente giudicato e rimproverato dalle mie opinioni.

A volte mi sento come un agente segreto in un paese nemico, il cui popolo è pronto a punirmi se scoprisse le mie attività investigative.

A volte mi sento un marziano in un mondo che ha paura dei marziani e considera pazzi coloro che si sentono marziani.

Sono sicuro che ci sono tante altre persone come me, ma penso che abbiano una tale paura di rivelarsi, che, per evitare il rischio che ciò avvenga, preferiscono restare soli nella loro clandestinità e credersi matti.

Quelli che negano le verità

A volte neghiamo la verità di una affermazione non perché essa sia falsa, ma perché viene usata dal nostro interlocutore per supportare una visione del mondo, o di una certa realtà, che ci disturba.

Quelli che disprezzano la scienza

Il disprezzo per la comunità scientifica in generale è, secondo me, indice di un complesso d'inferiorità di chi non è abbastanza intelligente e/o istruito per capire la scienza, i suoi metodi e i suoi risultati, con particolare riferimento ai concetti di statistica e probabilità.

Criteri di valutazione

Qualunque cosa (idea, ideologia, proposta, strumento, attività, procedura ecc.) dovrebbe essere valutata in funzione dei vantaggi e svantaggi che essa ci può arrecare in termini di qualità delle interazioni con gli altri.

La domanda da fare è perciò: quanto questa "cosa" mi è utile nelle interazioni con gli altri, ovvero a interagire con la massima soddisfazione dei bisogni miei e altrui?

Aggettivi bipolari

Vero / falso
Buono / cattivo
Bello / brutto
Probabile / improbabile
Colpevole / innocente
Giusto / sbagliato
Nuovo / vecchio
Piacevole / spiacevole
Precedente / seguente
Superiore / inferiore
Conscio / inconscio
Più / meno
Maggiore / minore
Sanno / malato
Normale / anormale
Reale / irreale
Uguale / diverso
Simile / dissimile
Solo / unito
Vicino / lontano
Mobile / immobile
Attraente / repellente
Intelligente / stupido
Duro / tenero
Rigido / flessibile
Forte / debole
Potente / impotente
Aperto / chiuso
Palese / nascosto
Alto / basso
Stretto / largo
Piccolo / grande
Obbediente / disobbediente
Comprensibile / incomprensibile
Coerente / incoerente

Cosa significa capire

Capire una cosa significa porla in uno o più contesti, e per ognuno di essi attribuirle quanti più aggettivi qualitativi e quantitativi possibile. Perciò, prerequisito di ogni comprensione, è la conoscenza di contesti e aggettivi.

Quelli che usano parolacce

Mi disturbano un po' le espressioni (a voce e per iscritto, specialmente nei post sui social networks) con parole come cazzo, culo ecc. Usare certe parole quando non è necessario per me è un segno di debolezza che nuoce allo stile della persona che le usa.

I più

I più non si chiedono perché fanno ciò che fanno, e se e come potrebbero far meglio.

Sulla crisi migratoria

Quasi nessuno, in Europa, si preoccupa né si scandalizza se milioni di persone muoiono ogni anno di fame in Africa, ma molti si scandalizzano e si indignano se qualche migliaio di essi muoiono affogati nel Mediterraneo o vivano in condizioni disumane in centri di accoglienza o in clandestinità. È come se il valore di una vita umana dipendesse dalla distanza alla quale essa viene vissuta o persa.

2017/07/13

Chi crede e chi no: la (sorprendente) mappa mondiale della fede

http://www.vita.it/it/article/2015/04/23/chi-crede-e-chi-no-la-sorprendente-mappa-mondiale-della-fede/132896/

Desideri riguardanti i desideri altrui

Ognuno desidera che l'altro abbia desideri coerenti e compatibili con i propri, e ci rimane male e a volte diventa perfino aggressivo o depressivo quando scopre che ciò non avviene.

Migliorare la società?

Chi non fa nulla per migliorare la società è corresponsabile dello stato in cui essa si trova.

La colpa di esistere -- solo chi non esiste è innocente

Uno dei sensi di colpa più diffusi, sebbene inconscio, è quello di esistere.

Infatti esistere comporta una responsabilità, anzi tante responsabilità quante sono le altre persone che esistono allo stesso tempo.

Infatti verso ogni altra persona abbiamo la responsabilità di scegliere se ignorarla o interagire con essa, e ignorare una persona è già offenderla.

Se decidiamo di non ignorare una persona, dobbiamo scegliere come interagire con essa e siamo responsabili di tale scelta. E' difficile, anzi impossibile, interagire con una persona sempre a suo favore, ovvero cercando di soddisfare i suoi bisogni ignorando i nostri. Prima o poi chiederemo al nostro interlocutore di fare qualcosa per soddisfare (anche) i nostri bisogni, o lo costringeremo a farlo con la forza o altri strumenti di dissuasione.

Insomma, siccome siamo tutti più o meno egoisti, siamo tutti anche colpevoli di esistere. In altre parole, solo chi non esiste è innocente. Il che si sposa bene col concetto giudeocristiano di peccato originale.

A corollario di quanto detto, si può inoltre affermare che chi non fa nulla per migliorare la società (nel suo insieme) è corresponsabile dello stato in cui essa si trova.

Paura di capire

Abbiamo paura di capire ciò che ci fa paura, perché per capire qualcosa dobbiamo avvicinarci ad essa, ma abbiamo paura di avvicinarci a ciò che ci fa paura.

Why You Shouldn't Trust Your Feelings

Osservatori di psicologia sociale

Facebook è un ottimo osservatorio di psicologia sociale.

Pensieri durante le interazioni

Quando sono vicino ad una persona, sarebbe bello se io potessi tranquillamente pensare ai suoi bisogni e alle sue passioni e a come essi si possono conciliare con i miei.

Invece i miei pensieri vagano incontrollati, o meglio, controllati da forze inconsce e involontarie che il mio io cosciente non riesce a dominare, come la paura di sbagliare, di dire o fare qualcosa di indegno o umiliante, scatenare tragici conflitti o svelare terribili segreti.

Questi pensieri così prodotti mi inibiscono e/o mi spingono a comportarmi in modo inutile o dannoso rispetto alla soddisfazione dei bisogni e delle passioni miei e altrui.

Come fare per risolvere o alleviare questo problema? Forse sarebbe utile trovare persone con cui parlare esplicitamente dei rispettivi bisogni e passioni.

Cosa difficile, perché pochi conoscono i propri bisogni e la natura umana al di fuori degli insegnamenti di religioni e culture malate.

2017/07/12

Bisogni, passioni, interazioni e contesti

Pochi sanno di cosa hanno veramente bisogno, ma tutti conoscono le le proprie passioni, ovvero cosa dà loro piacere e cosa dolore, cosa fa loro paura e cosa li tranquillizza, cosa li attrae e cosa li repelle. Tuttavia può essere che qualcosa di cui abbiamo bisogno ci faccia paura o ci disturbi, e che siamo attratti da cose di cui non abbiamo bisogno, o che sono per noi nocive.

Gli umani si aggregano soprattutto in base all'affinità delle loro passioni, più che a quella dei loro bisogni, e le passioni sono molto più varie e volatili dei bisogni.

E' importante che ci sia coerenza tra bisogni e passioni, ovvero che le cose di cui abbiamo veramente bisogno siano anche l'oggetto delle nostre passioni, e non siano in conflitto con queste.

C'è poi il problema della repressione dei bisogni e delle passioni, specialmente ad opera delle religioni, e della induzione di falsi bisogni e di passioni nocive ad opera della pubblicità commerciale.

Per tutti questi motivi, gli umani dovrebbero occuparsi dello studio critico dei loro bisogni e delle loro passioni, in modo da negoziare esplicitamente le rispettive soddisfazioni. Altrimenti si continua ad interagire automaticamente e inconsapevolmente, secondo schemi o copioni tipici predefiniti, con ruoli e forme predefiniti, facenti parte del patrimonio culturale comune.

Non credo che sarebbe possibile una comunicazione umana senza fare riferimento ad un comune contesto di riferimento da usare per dare un significato cognitivo ed emotivo ai messaggi e ai gesti scambiati. Pertanto, un modo per interagire in modo creativo, originale, efficace, consiste, secondo me, nel concepire, presentare e proporre, prima di interagire, un nuovo contesto di riferimento interattivo, sperando che piaccia al nostro interlocutore e che possa essere adottato per un'interazione più soddisfacente rispetto ai rispettivi bisogni.

L'importante è l'interazione

Tutto ciò che è importante per l'uomo dipende da quello che succede quando due persone interagiscono, ovvero da come interagiscono. Perciò la scienza delle interazioni umane dovrebbe essere la più importante, quella su cui si dovrebbe investire di più, di cui si dovrebbe parlare di più, sia tra accademici che tra gente comune, perché è una cosa che riguarda da molto vicino ogni essere umano, nessuno escluso. E invece è una scienza di cui si parla pochissimo, sconosciuta ai più. Gli autori più significativi in questo campo sono George Herbert Mead (che ha teorizzato l'interazionismo simbolico) e Gregory Bateson che ha applicato la cibernetica alla vita e alle interazioni umane.

Testi e contesti

Il contesto è più importante del testo, ovvero del messaggio, perché il significato del messaggio dipende dal contesto a cui esso si riferisce. Usare un testo senza un chiaro riferimento ad un contesto conosciuto sia da chi scrive che da chi legge, ovvero da chi parla e da chi ascolta, oltre ad essere inutile, può causare malintesi. Il contesto può essere una teoria, ideologia, tradizione, sistema di valori, politica, movimento letterario o artistico, disciplina, procedura, legge, storia, lingua ecc.

Nella mente di ogni persona c'è una collezione di contesti, che io chiamo mappa cognitivo-emotiva, che si sono formati attraverso le sue esperienze e che vengono usati per "significare" in senso sia cognitivo che emotivo i messaggi emessi e ricevuti.

Quando parliamo con una persona dovremmo chiederci se i contesti di cui dispone sono adatti alla comprensione del messaggio che vogliamo inviarle, ovvero se sono coerenti con quelli a cui il nostro messaggio si riferisce.

2017/07/09

Cos'è la psicologia

La psicologia indaga ciò che non sappiamo e a cui non pensiamo, che tuttavia determina i nostri pensieri.

Infantilismo politico

Quelli che protestano contro i governi, che ritengono i soli responsabili delle crisi e ai quali chiedono di cambiare politica applicando principi astratti e generici infischiandosene di sapere chi dovrebbe pagare il conto, e organizzano manifestazioni più o meno pacifiche, ma sono incapaci di organizzarsi in partiti politici stabili e realistici, quelle persone mi fanno paura come bambini con armi vere in mano.

Fidarsi della comunità scientifica medica?

Se non dobbiamo fidarci della comunità scientifica medica (come vorrebbero coloro che la considerano generalmente collusa con le grandi aziende farmaceutiche), di chi dovremmo? Certo, la scienza ha i suoi limiti, ma la non-scienza molti di più.

Psicologia della festa

Partecipare ad una festa è inebriarsi di approvazioni reciproche, sentirsi buoni, giusti e belli in quanto condivisori di uguali valori, costumi, gusti, simboli, linguaggio, storia, forme, norme, giochi; glorificare un noi che infonde sicurezza e fa sentire migliori dei membri di altri gruppi; dare e ricevere conferme di dignità; raccontare qualcosa di sé per sottoporla a un giudizio che sarà certamente positivo; informarsi sul comportamento degli altri e sull'evoluzione dello spirito della comunità; competere per primeggiare nei valori condivisi; giocare ai giochi consentiti rispettandone le regole; scampare al tabù della solitudine e non esistere come individui ma come membri di un gruppo.

2017/07/08

Mancanza di comunione

Una delle cose più tristi, inquietanti, stancanti e imbarazzanti che possono capitarci è la compagnia di persone con cui non abbiamo nulla in comune, e il dover fingere con esse, per non offenderle o passare per arroganti, una comunione di interessi, valori o gusti che non esiste.

Programmi psichici

Qualsiasi "copione di vita" (Berne docet) o atteggiamento tipico o consolidato è codificato, ovvero scritto, in qualche modo e da qualche parte che non sappiamo e che non è indispensabile sapere. Dovremmo allora chiederci quando la codifica è avvenuta e se essa è suscettibile di cambiamento e in quale misura. In altre parole, se tale codifica è fissa e invariabile, oppure modificabile o adattabile.

Ebbene, io credo, rifacendomi all'ecologia della mente di G. Bateson, che i programmi biologici sono parzialmente variabili in quanto i sistemi biologici sono per definizione auto-organizzanti. Insomma stiamo parlando di programmi che, a partire dalla codifica del DNA (che è il programma iniziale), si riprogrammano continuamente durante la vita dell’individuo per meglio adattarsi all'ambente naturale e sociale.

Tuttavia tale riprogrammazione è sempre parziale e la questione è anche quale e quanta parte del programma rimane fissa e quale e quanta si modifica e cosa determina i suoi cambiamenti. Per comodità si potrebbe dire che il programma della psiche si compone di una parte invariabile e di una variabile.

La quota variabile è ovviamente diversa da persona a persona a seconda del substrato genetico e delle esperienze specifiche. Inoltre, il cambiamento non è sempre adattativo. Può anche essere disadattativo.

Ho detto altrove che “noi esseri umani siamo sistemi che interagiscono secondo bisogni, sentimenti e programmi che possiamo parzialmente conoscere e modificare” in quanto io ritengo che i sentimenti dipendono dalla soddisfazione o frustrazione dei bisogni, e i programmi (sia nella parte fissa che quella variabile) siano strategie per la soddisfazione dei bisogni stessi.

Roba da superuomini

Poter scegliere liberamente e senza condizionamenti con chi, come e quando interagire è roba da superuomini.

Il punto di partenza della mia filosofia e psicologia

NOI ESSERI UMANI SIAMO SISTEMI
CHE INTERAGISCONO SECONDO
BISOGNI, SENTIMENTI E PROGRAMMI
CHE POSSIAMO PARZIALMENTE
CONOSCERE E MODIFICARE.

Epistemologia e linguaggio

Una conoscenza si basa sul linguaggio che la esprime. Non ci può essere una conoscenza (che non sia solo il ricordo di un'esperienza) al di fuori di un linguaggio. Perciò l'epistemologia deve cominciare con l'analisi dei linguaggi che usiamo per esprimere le nostre conoscenze.

Bisogno di interazione

Qualsiasi interazione sociale, anche la più stupida, insensata, nociva o noiosa è meglio che nessuna interazione sociale. Spesso si interagisce solo per interagire, senza altro fine che l'interagire stesso. L'uomo ha un bisogno fondamentale e profondo di interagire con i suoi simili. Questo fatto spiega e dà un senso a tante interazioni sociali apparentemente assurde.

2017/07/07

Pensiero condizionato

Io penso che gli altri mi giudicheranno per la qualità dei miei pensieri. In altre parole, i miei pensieri, espressi o dedotti, saranno giudicati dagli altri, e dal verdetto dipenderanno l'atteggiamento e le intenzioni degli altri verso di me. Di conseguenza non sono libero di pensare a qualsiasi cosa in qualsiasi modo, e di avere qualunque opinione, perché dai miei pensieri e dalle mie opinioni, che non potrò fare a meno di esprimere volontariamente o involontariamente, dipende il posto che gli altri mi permetteranno di avere nella comunità.

Il piacere di comperare

L'atto del comperare qualcosa dà un piacere più forte del conseguente possesso della cosa comperata. Perché comperare è anche un rito di appartenenza e integrazione sociale, che l'uomo ha bisogno di celebrare periodicamente.

Onora patria e famiglia

Quasi nessuno si lamenta per il fatto di essere nato in una certa famiglia e in certo paese, e quasi tutti accettano e onorano entrambe le cose come se non avessero potuto avere di meglio.

A che servono gli intellettuali?

Sono stanco di leggere analisi della crisi con l'indicazione dei colpevoli (che ovviamente sono sempre gli avversari politici o ideologici). Mi piacerebbe qualche volta leggere proposte di soluzione con l'indicazione dei costi e di chi dovrebbe pagarli. Ma gli intellettuali hanno altro di cui occuparsi.

Favole per adulti

Anche gli adulti hanno bisogno di favole per sapere dov'è il bene e il male, il premio e il castigo.

La differenza tra la favola per bambini e quella per adulti è che nella prima il fatto si svolge al passato (c'era una volta), nella seconda al futuro (progresso, divina provvidenza, paradiso, inferno, nirvana, comunismo, fascismo, democrazia diretta, capitalismo, giustizia, egualitarismo, razzismo ecc.).

Come i bambini, anche gli adulti hanno le loro favole preferite, le vogliono sentire ripetutamente e le tramandano ai loro figli.

Il mondo è governato dagli autori delle favole, che si fanno la guerra ognuno affermando che la propria sia l'unica vera e quelle degli altri tutte false.

2017/07/06

Il problema della verità

Se la verità non creasse problemi, nessuno la nasconderebbe o la combatterebbe e nessuno mentirebbe.

Tessere di un mosaico

Sfoglio Facebook e vedo tanti sguardi sul mondo, ognuno è la tessera di un mosaico che nessuno riesce a rendere nel suo insieme.

Quelli che cercano di farti sentire in colpa

Uno dei modi più efficaci per governare e limitare il comportamento di una persona è farla sentire in colpa quando fa qualcosa che non ci piace o non fa qualcosa che ci piacerebbe facesse. A ciò mirano l'educazione, la morale, le critiche, i rimproveri, i lamenti e certe esortazioni a bambini e adulti.

Chi si fa prendere dal senso di colpa ne diventa schiavo nel senso che si sente obbligato a fare o non fare certe cose, e in debito con le persone verso cui ha "peccato". Infatti, in tedesco, "colpa" si traduce "Schuld", che significa anche "debito" o "obbligo".

Se riusciamo a far sentire una persona in colpa, essa si sentirà in debito verso di noi o la comunità che noi rappresentiamo, e noi acquisteremo in tal modo un credito nei confronti del "colpevole". Siccome è molto meglio avere crediti che debiti, tendiamo tutti, più o meno, a far sentire in colpa qualcun altro, per esempio, affermando o insinuando che il nostro malessere o disagio è dovuto ad un comportamento colpevole del nostro interlocutore.

2017/07/05

Come voi mi giudicate

Il modo in cui voi mi giudicate, la simpatia o antipatia, attrazione o repulsione, interesse o disinteresse che sentite per me, dipendono soprattutto dalla vostra supposizione di quanto le mie idee, opinioni e preferenze siano coerenti con le vostre e vi diano ragione o torto, quanto io sia empatico e comprensivo verso di voi, quanto io sia in grado di soddisfare i vostri bisogni e disposto a farlo, quanto mi siete simpatici, antipatici o indifferenti, quanto io vi ami o vi odi, quanto io vi giudichi, apprezzi o disprezzi, quanto io desideri o detesti la vostra compagnia, quanto io trovi interessanti o banali, utili o inutili i vostri discorsi, sensate o insensate le vostre idee, e di quanto io sia, o mi senta, superiore o inferiore a voi intellettualmente, moralmente, culturalmente, politicamente, economicamente, esteticamente e fisicamente.

Interessi locali e globali

Molti non hanno ancora capito che l'umanità si è inesorabilmente globalizzata. Ogni tanto qualcuno si sveglia e propone una soluzione locale ad un problema globale, che risolve parte del problema creando ulteriori problemi e aggravando la situazione globale. E' ora di affrontare i problemi in un'ottica globale. Se continuiamo a vedere solo i nostri interessi particolari, andiamo contro gli interessi globali dell'umanità.

Valore assoluto e relativo di una persona, pragmatismo dei bisogni e valenze pragmatiche

Il valore di un essere umano è assoluto nel senso che tutti gli esseri umani hanno gli stessi diritti, sanciti dalla dichiarazione dell'ONU del 10/12/1948. Tuttavia possiamo, e dovremmo, parlare di un valore individuale relativo, diverso a seconda delle persone particolari a cui si riferisce e degli obiettivi delle relazioni stesse.

E' ciò che io chiamo valore pragmatico, o valenza, ovvero il valore relativo ai fatti concreti di cui una persona può essere soggetto e/o oggetto. Considerato che la soddisfazione dei bisogni umani è, secondo me, la misura di ogni valore umano, ho definito i seguenti concetti.

La valenza individuale di una persona A relativamente a una persona B consiste nella disponibilità e capacità di A di soddisfare i bisogni (desideri, pulsioni, motivazioni, interessi, aspirazioni ecc.) di B.

La valenza sociale di una "cosa" (oggetto, proprietà, rito, procedimento, tipo di comportamento, conoscenza, opinione ecc.) relativamente ad una comunità, corrisponde al credito di accettazione che esso conferisce ad una persona che possiede o pratica la cosa, riconosciuto dai membri della comunità stessa.

Il credito di accettazione ottenuto da una persona rispetto ad una certa comunità comportandosi in un certo modo è una misura della dignità sociale acquisita dalla persona stessa relativamente all'appartenenza a quella comunità. In altre parole, una persona che, comportandosi in un certo modo, ha acquistato un certo credito di accettazione rispetto ad una certa comunità, può sperare di essere accettato da quella comunità in misura corrispondente al credito stesso.

Il debito di accettazione è un credito di accettazione negativo, corrispondente all'indegnità sociale acquisita dalla persona relativamente all'appartenenza ad una certa comunità. Il debito di accettazione comporta sensi di colpa più o meno consci o inconsci, e può ridursi fino ad estinguersi attraverso comportamenti tali da ottenere crediti di accettazione tali da compensare e superare il debito acquisito.

Invidia e gelosia

Invidia e gelosia sono il nostro pane quotidiano, sentimenti tanto forti quanto repressi, negati, mistificati; presenti anche nelle persone più insospettabili. Nemmeno io ne sono esente.

2017/07/04

Il tabù delle differenze umane

Il tabù delle differenze umane è talmente forte che distinguere un saggio da uno stolto viene da molti qualificato come razzismo.

Dov'è la saggezza?

Molti pensano che nessuno sia più saggio di un altro, che la saggezza sia equamente distribuita, che ognuno sia saggio a modo suo e che nessuno possa giudicare la saggezza di alcuna persona, nemmeno la propria. Cosa che, secondo me, scoraggia la ricerca della saggezza, non esistendo per molte persone esempi, parametri di riferimento e unità di misura. Il risultato è la saggezza fai-da-te per cui ognuno si sente saggio quanto basta.

Sul successo di Vasco Rossi

La buona musica resta buona attraverso le generazioni, quella cattiva si perde come le mode. Non credo che le prossime generazioni ascolteranno con piacere Vasco Rossi, come si ascolta ancora con piacere Yves Montand, i Beatles, Mina e altri classici della musica "leggera" di qualità. Il tempo è galantuomo. Secondo me ciò che unisce i fan di Vasco Rossi non è la qualità della sua musica ma una certa simbologia che li fa sentire simili. Abbiamo tutti un grande bisogno di sentirci simili ad altri e ognuno sceglie la categoria di persone alla quale desidera appartenere.

Fenomeni come il successo di Vasco Rossi mi fanno sentire diverso da masse di persone e questo mi inquieta. Mi piacerebbe condividere col maggior numero di persone il maggior numero di gusti e valori, ma certe volte, come in questo caso, mi è impossibile. Non mi piace sentirmi diverso.

Il rischio della crescita intellettuale e morale

Quanto più cresciamo intellettualmente e/o moralmente, tanto più diventiamo antipatici a quelli che non sono cresciuti altrettanto, che ci accuseranno di arroganza, secondi fini o cattive intenzioni.

Da cosa dipendono i rapporti umani e il paradosso dell'automiglioramento

I rapporti e le interazioni tra due persone, e la loro reciproca accettazione, dipendono dalle differenze e dalla compatibilità delle rispettive mappe cognitivo-emotive (MCE), e dalla percezione che ciascuna persona ha della MCE dell'altra. Ogni persona può, in una certa misura, modificare o ampliare la propria MCE, per esempio attraverso le esperienze, lo studio o una psicoterapia, tuttavia il miglioramento di una MCE non contribuisce necessariamente al miglioramento del rapporto, ma può perfino peggiorarlo. E' il caso in cui, in una coppia o in un gruppo, solo uno dei partner o dei membri cresce intellettualmente e/o moralmente, determinando una incompatibilità dove prima c'era compatibilità.

2017/07/03

Per essere accettati in una comunità

Per essere accettati in una comunità bisogna evitare di mostrarsi più sapienti di tutti gli altri membri, a meno che non siano loro a crederlo.

Chi ha paura dei filosofi?

I filosofi vengono tollerati, e perfino elogiati, finché sono innocui, cioè finché con le loro idee non rischiano di rivoluzionare la società.

Differenze umane basate sui bisogni (tipologia motivazionale)

Credo che si possa costruire una tipologia umana sulla base delle differenze di peso e grado di soddisfazione dei bisogni da individuo a individuo.

Consideriamo infatti le sei categorie di bisogni che ho definito altrove:

  • bisogni di vita
  • bisogni di comunione
  • bisogni di bellezza
  • bisogni di libertà
  • bisogni di sapienza
  • bisogni di potenza
Il profilo tipologico di una persona potrebbe essere determinato da una valutazione o autovalutazione del peso e del livello di soddisfazione dei bisogni per ciascuna categoria. 

Il test tipologico dovrebbe chiedere per ciascuna categoria X:
  • quanto sono importanti per te i tuoi bisogni di X? (da 0 a 9)
  • quanto sono abitualmente soddisfatti i tuoi bisogni di X? (da 0 a 9)
Il profilo risultante potrebbe essere, ad esempio: V56 C38 B42 L71 S92 P28.

Esso potrebbe essere espresso in forma di istogramma, come segue:

V +++++----...........
C +++++--.............
B ++++------..........
L +++++++++--------...
S +++++++-------......
P ++---------------...

2017/07/02

Divieto di verità e doppio vincolo

Dedicato a chi si sente solo

Viviamo in una società fondamentalmente falsa per quanto riguarda i bisogni umani e la loro soddisfazione. Infatti, chi "confessa" di avere bisogni diversi da quelli altrui, o di non riuscire a soddisfare i propri bisogni (indipendentemente dalla loro "normalità"), viene considerato "strano" o "anormale" nel primo caso e "perdente" nel secondo, e punito, in entrambi i casi, con il disprezzo e/o l'isolamento, o, nel migliore dei casi, l'indifferenza. Chi vuole, infatti, essere amico di una persona strana o perdente?

Tecnologia e libertà

Oggi siamo liberi di fare una grande quantità di cose che solo venti anni fa erano impensabili. Il numero di opzioni è aumentato immensamente. Siamo quindi più liberi che in passato? Quantitativamente sì. Ma qualitativamente? Le nuove opzioni che la tecnologia (e Internet in particolare) ci offre corrispondono ai nostri bisogni? In quale misura Internet ci aiuta a soddisfarli? Di cosa abbiamo veramente bisogno? Non ho dubbi in proposito: abbiamo bisogno di migliori rapporti umani e non so in quale misura le nuove tecnologie ci aiutino in tal senso. Non molto, mi pare.

Cosa insegna la scuola

La scuola insegna soprattutto ad obbedire, a conformarsi, a pensare secondo schemi stabiliti dalle autorità politiche, religiose, culturali e (per chi può accedere alle università) accademiche. Essa infatti premia la conformità e punisce la difformità.

Il "doppio vincolo" di Gregory Bateson (double bind)

Sentirsi soli e non poterlo dire per non venire isolati e peggiorare la situazione. Viviamo in una società schizofrenica che premia chi è già premiato e punisce chi è già punito, che ci costringe a far finta di essere sani e autosufficienti.

2017/07/01

Chi interagisce con chi?

Quando vediamo due o più persone che interagiscono, in realtà chi interagisce sono le rispettive mappe cognitivo emotive, perché in esse sono programmate tutte le azioni e le reazioni in tutte le possibili situazioni e transazioni.

Dove va il mondo?

Se continuiamo ad andare solo dove ci portano il cuore e la pancia, a fare solo ciò che ci piace o che qualcuno ci costringe a fare, ad obbedire alle nostre paure, a credere in ciò che ci hanno insegnato o che crediamo di aver capito da soli, a pensare che ciò che a noi sembra giusto lo sia anche per gli altri, ad eleggere politici demagoghi, semplicisti e incompetenti, probabilmente la nostra specie si estinguerà o sarà ridotta a pochi esemplari entro un secolo, dopo un paio di guerre mondiali, centinaia di guerre civili e innumerevoli atti di terrorismo, carestie, psicosi di massa e vari disastri ecologici e climatici, il tutto dovuto alla globalizzazione dell'umanità e alla facilità di produrre e usare armi distruzione e distrazione di massa (nucleari, chimiche, biologiche, ecologiche, informatiche, mediatiche, psicologiche ecc.).

Per evitare questa fine dobbiamo mettere in discussione tutto ciò che sappiamo sulla natura umana e cambiare radicalmente la nostra mentalità e visione del mondo.

Inutile consigliarvi quali nuovi filosofi leggere (quelli vecchi hanno dimostrato la loro insufficienza) se non riconoscete che l'umanità e le società sono oggi più che mai profondamente malate, anche perché non hanno più la scusante dell'arretratezza scientifica.

Blog di Bruno Cancellieri