2016/08/31

La banalità del piacere e del dolore

Se mi limitassi a dire che ogni individuo ha i suoi gusti, che gli piacciono certe cose e non gli piacciono certe altre, sarebbe un discorso estremamente banale. Ma se mi chiedo perché ad un essere umano piacciono certe cose e non piacciono certe altre, allora il discorso si fa arduo, complesso e controverso. E se osservo che tutto quello che la gente fa lo fa per inseguire il piacere e fuggire il dolore in tutte le loro forme più o meno fisiche (dall'orgasmo sessuale all'ascesi mistica, dal dolore di una ferita alla paura di essere respinti o di morire), allora forse su una banale considerazione e sulle risposte ad una semplice domanda si possono costruire una filosofia, un'etica e una psicologia rivoluzionarie.

2016/08/29

Sui fondamenti dell'etica

Io non so cosa sarà di noi dopo la morte, ma so benissimo che se ti do un pugno o ti respingo ti faccio male. Allora su cosa vogliamo fondare la nostra etica, su quello che avverrà dopo la morte o sul male (e il bene) che ci possiamo fare l'uno all'altro col nostro comportamento?

Libertà vs. serenità

I sorrisi sui volti di certi monaci e certe monache dimostrano quanto la rinuncia alla libertà possa essere per certe persone fonte di serenità.

Sul teologo Vito Mancuso



Mancuso si definisce teologo. Teologia? Che vuol dire essere teologo? Conoscere Dio? Conoscere la sua volontà? O conoscere la storia delle religioni? Credere che Dio abbia creato l'uomo o che l'uomo abbia creato Dio? Nel primo caso la teologia è essa stessa religione, nel secondo è filosofia o psicologia. Voglio dire che la teologia non dovrebbe esistere. E' un'ambigua mistificazione, un'assurdità. Ma metto da parte la mia pregiudiziale sul ruolo del teologo, e ascolto Mancuso.

Conoscenza delle mappe cognitivo-emotive

Ogni essere umano ha una sua personale mappa cognitivo-emotiva del mondo, che usa inconsciamente per "navigare", cioè per fare le sue scelte comportamentali. La conoscenza delle mappe emotive propria e altrui è essenziale per avere buone relazioni col prossimo.

Vedi Teoria della mappa mentale.

2016/08/27

L'espressione del dissenso

Da un punto di vista semantico-emotivo (verbale o non verbale) ci sono tanti modi diversi di esprimere dissenso cognitivo o dissonanza affettiva. Eccone alcuni: pacatamente, rispettosamente, scherzosamente, seriamente, ironicamente, sarcasticamente, vagamente, puntualmente, dubitativamente, drammaticamente, indignatamente, moralisticamente, tragicamente, aggressivamente, cattedraticamente, dogmaticamente, vittimisticamente, pedantemente, offensivamente, arrogantemente, modestamente, umilmente, rigidamente, esplicitamente, implicitamente, indirettamente, nervosamente, rabbiosamente, sprezzantemente, bellicosamente ecc.

Al fine di evitare sterili polemiche o offese, credo che il modo migliore di esprimere dissenso sia: pacatamente, rispettosamente, senza drammatizzare, senza giudicare l'interlocutore o chi non condivide la propria opinione e senza pensare di possedere la verità assoluta. Con tanti punti interrogativi, senza punti esclamativi e senza parole tutte maiuscole o in grassetto.

Haiku 20160827

Nel ragionare del credente
Dio non è il punto di arrivo,
ma di partenza.

2016/08/26

Should philosophy be on Youtube?

"Umanizzare" la filosofia grazie a internet e ad un linguaggio comprensibile da tutti. Una filosofia "per pochi" è una cattiva filosofia, che serve a dividere anziché unire, a distinguere quei pochi in grado di capirla da tutti gli altri. Un interessante discorso sull'inutile astrusità di molti filosofi.

http://www.thebookoflife.org/the-humanities-on-tv/

Why music works

http://www.thebookoflife.org/whats-the-point-of-music/

Donald Trump. In nomen omen

Credo che uno dei motivi del successo di Donald Trump sia il suo nome. Infatti "Trump" in italiano si traduce "briscola" e il verbo "to trump" si traduce "comandare". Immaginate un italiano di cognome Briscola. Chi dubiterebbe della sua leadership? Chi non lo voterebbe?

Differenze tra emozioni e sentimenti

Le emozioni sono visibili dall'esterno, pubbliche, mentre i sentimenti sono interni, privati.

Le emozioni sono di breve durata, mentre i sentimenti durano a lungo.

I sentimenti sono esperienze soggettive di emozioni.

La caratteristica principale dei sentimenti è l'affetto, termine col s'intende la consapevolezza del piacere o del dolore, o del carattere piacevole o spiacevole dell'oggetto dell'emozione.

I sentimenti sono rappresentazioni coscienti di emozioni passate (ricordi di emozioni), presenti (emozioni attuali) o future (aspettative di emozioni).

I sentimenti sono esperienze emotive deboli, prive di impulso all'azione e di turbamento fisico.

Emozioni e sentimenti nell'enciclopedia Treccani delle scienze sociali.

Emozioni e sentimenti si manifestano come degli stati di attivazione psicologica e fisiologica, in risposta ad un cambiamento nel proprio ambiente fisico, sociale o mentale. Secondo i neuroscienziati, le emozioni possono essere descritte come l’insieme delle risposte pubblicamente osservabili, in seguito all’attivazione di un determinato stato corporeo connesso a determinate immagini mentali; i sentimenti invece si riferiscono all’esperienza da parte dell’individuo di tali cambiamenti, quindi all’esperienza privata delle emozioni. Inoltre le emozioni, in quanto manifestazioni “pubbliche” sono degli stati di breve durata e transitori, mentre i sentimenti possono rimanere attivi per un periodo più lungo. [fonte: http://www.differenzatra.it/differenza-tra-emozioni-e-sentimenti/]

2016/08/25

Haiku 20160825a

Bisogno e paura degli altri,
stanco di fuggire.
Con chi sarò domani?

Haiku 20160825

Il popolo non impara mai.
Dopo ogni sconfitta
cerca il prossimo incantatore.

Bertrand Russell - Perchè non sono cristiano

2016/08/24

La mappa cognitivo-emotiva del nevrotico

Il nevrotico è uno che ha una mappa del piacere e del dolore (più esattamente "mappa cognitivo-emotiva") sbagliata, nel senso che, nella sua mente, a certe cose è associata un a certa aspettativa di piacere o dolore mentre nella realtà dei fatti, nel breve o lungo termine, quelle cose producono risultati sentimentali opposti a quelli attesi.

Si potrebbe dire che il nevrotico cerca o trova il piacere in ciò che gli porterà dolore e/o viceversa. In altre parole, il nevrotico, in un certo modo e in una certa misura, ha paura del piacere ed è attratto dal dolore.

La psicoterapia dovrebbe servire a rilevare e correggere gli errori della mappa cognitivo-emotiva del paziente.

Haiku 20160824

Guidati dal piacere,
cacciati dal dolore,
la natura vive in noi.

2016/08/22

Un manuale di psicologia

Voglio scrivere un manuale di psicologia basato sulla mia vita.

2016/08/21

Una selezione di Haiku

Di Matsuo Basho

Vieni, andiamo,
guardiamo la neve
fino a restarne sepolti.

Il canto delle cicale
non da’ segno
del loro vicino morire.

Verrà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

Valori umani

Per un essere umano, ad eccezione di ciò che favorisce la sua sopravvivenza, che gli procura un piacere o allontana un dolore, ha valore solo ciò che può scambiare con altri, nella misura in cui può farlo. In altre parole, per un individuo ha valore solo ciò a cui altri individui attribuiscono valore.

La visione dell'invisibile

Quando si discute di etica, ognuno si aggrappa alla propria visione dell'invisibile come ad un salvagente, temendo che questo gli venga tolto. Ognuno sente il bisogno di criticare il pensiero dell'altro per difendere il proprio, come se le idee altrui fossero una minaccia per la propria integrità e reputazione. Fraintendere l'interlocutore, distorcere o estremizzare il senso delle sue parole per poterle squalificare è una forma di autodifesa molto comune. Tutto questo è involontario, inconscio, automatico. Lo fanno tutti, anche io.

La mia religione

La mia religione
comprende due numi:
la dea del piacere e il dio del dolore.

2016/08/20

I continenti del mondo emotivo

Nel profondo della mente il mondo è diviso nei seguenti continenti (= "contenenti") emotivi:
  1. piaceri competitivi
  2. piaceri cooperativi
  3. piaceri liberi
  4. cose neutre
  5. dolori competitivi
  6. dolori cooperativi
  7. dolori liberi

Miei aforismi selezionati e pubblicati da Aforismario.net

Dei miei aforismi pubblicati in dixxit.info fino al 15/8/2016, il sito aforismario.net ha selezionato e pubblicato i seguenti:
  1. A chi ha avuto un passato difficile e un presente deludente non resta che la nostalgia del futuro.
  2. Agita la mente prima dell'uso.
  3. Auto epitaffio: Invece di viverla, passò la vita cercando di capirla.
  4. C'è arroganza e una certa ipocrisia anche nel dire "so di non sapere".
  5. C'è qualcosa di più pericoloso delle armi di distruzione di massa: le armi di distrazione di massa.
  6. Che Dio ami gli esseri umani mi sembra la balla più colossale della storia, basata unicamente sul desiderio che ciò sia vero, nonostante le infinite prove contrarie.
  7. Chi cerca di superare se stesso viene fatalmente percepito, dalla maggioranza delle persone, come uno che cerca di superare gli altri.
  8. Chi non condanna il male ne è complice.

2016/08/19

Schiavi delle aspettative di piacere e dolore

Siamo tutti schiavi delle aspettative di piacere e dolore in quanto la natura ci fa fare quello che vuole attraverso tali leve. Siccome tutti inseguiamo il piacere e fuggiamo il dolore (non mi riferisco solo a piaceri e dolori fisici, ma anche a quelli sentimentali, intellettuali, morali ecc.) e siccome nel nostro cervello (più esattamente nella nostra mappa cognitivo-emotiva), ad ogni idea o ipotesi di azione è associata una connotazione di piacere o dolore più o meno intenso, finiamo sempre per scegliere ciò che riteniamo possa portarci il massimo piacere e il minimo dolore nel breve o nel lungo termine. In altre parole, siamo tutti automi i cui programmi si sono sviluppati attraverso l'associazione di piacere o dolore alle esperienze passate. L'aspettativa del piacere o dolore legata ad ogni idea o ipotesi d'azione è ciò che determina le nostre scelte e le nostre credenze.

2016/08/18

Il peggior nemico della democrazia è la democrazia stessa

Permettere a tutti, senza distinzioni, di votare (in nome del principio di Uguaglianza), alla lunga può distruggere la democrazia. Infatti, se a comandare sono gli eletti dai meno capaci, meno istruiti, meno saggi, meno volenterosi, meno coscienziosi, meno onesti, meno rispettosi delle leggi, ci dobbiamo aspettare malgoverno e degrado morale. Infatti l'uomo medio è poco istruito, conformista, pigro, egoista e poco motivato alla crescita personale. In una parola: mediocre. La democrazia è la dittatura della mediocrità. Cionnonostante, credo che una dittatura fascista o comunista sia ancora peggio.

Io sarei favorevole ad una democrazia in cui possono votare solo quelli che hanno superato un esame di educazione civica, cultura generale e alfabetismo funzionale.

La pari dignità di tutti come esseri umani, l'eguaglianza universale dei diritti, sono un'altra cosa, sulla quale non si discute. Per fare un esempio di esclusione accettabile, in certe facoltà universitarie c'è il numero chiuso e possono entrare solo i migliori. Questo non significa che gli esclusi non siano persone degne o non meritino rispetto.

"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga." [Henri-Frédéric Amiel]

Cosa fare della mia vita

Voglio fare della mia un'opera d'ingegno.

Le ragioni inconsce di fascisti, xenofobi, omofobi

Nell'inconscio di uno xenofobo, omofobo o fascista c'è probabilmente una logica simile a questa: "Se io faccio di tutto per essere accettato e rispettato dagli altri comportandomi in un certo modo, conformandomi a certe norme e valori, rinunciando a certe libertà e poi arrivano gli immigrati (specialmente i mussulmani), gli omosessuali, gli hippy, con costumi, comportamenti e valori completamente diversi dai mei, e queste persone vengono accettate, rispettate, aiutate, allora io mi sento tradito, ingannato, emarginato e odio queste persone così diverse da me e coloro che e li proteggono, perché con la loro protezione dimostrano che tutti i miei sforzi per essere normale sono stati inutili, anzi controproducenti. E allora provo un profondo risentimento verso tutti i diversi e chi li rispetta, chi non li odia come li odio io."

Sulle masse e la democrazia (di Henri-Frédéric Amiel)

"Le masse saranno sempre al di sotto della media. La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all’assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’Uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell’appiattimento. L’adorazione delle apparenze si paga." [Henri-Frédéric Amiel]

2016/08/17

Prove di normalità

Mi preparo ai prossimi incontri
facendo prove di normalità.
Sarebbe stupido allarmare il prossimo
mostrandogli i miei poteri.
Per tutti sarò Normalman il timido, l'innocuo,

Umberto Eco, Internet dà diritto di parola a legioni imbecilli

(ANSA) - TORINO, 10 GIU -"I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E' l'invasione degli imbecilli". Attacca internet Umberto Eco nel breve incontro con i giornalisti nell'Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino. Ha appena ricevuto dal rettore Gianmaria Ajani la laurea honoris causa in 'Comunicazione e Cultura dei media' perché "ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell'analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica". E' lo stesso ateneo in cui nel 1954 si era laureato in Filosofia: "la seconda volta nella stessa università, pare sia legittimo, anche se avrei preferito una laurea in fisica nucleare o in matematica", scherza Eco. La sua lectio magistralis, dopo la laudatio di Ugo Volli, è dedicata alla sindrome del complotto, uno dei temi a lui più cari, presente anche nel suo ultimo libro 'Numero zero'. In platea il sindaco di Torino, Piero Fassino e il rettore dell'Università di Bologna, Ivano Dionigi. Quando finisce di parlare scrosciano gli applausi. Eco sorride: "non c'è più religione, neanche una standing ovation". La risposta è immediata: tutti in piedi studenti, professori, autorità. "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità", osserva Eco che invita i giornali "a filtrare con équipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno". "I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all'analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno". Eco vede un futuro per la carta stampata. "C'è un ritorno al cartaceo. Aziende degli Usa che hanno vissuto e trionfato su internet hanno comprato giornali. Questo mi dice che c'è un avvenire, il giornale non scomparirà almeno per gli anni che mi è consentito di vivere. A maggior ragione nell'era di internet in cui imperversa la sindrome del complotto e proliferano bufale".

© Copyright ANSA


2016/08/16

Chi soffre di solitudine?

Pochi hanno il coraggio di dichiarare che soffrono di solitudine, come se si trattasse di una menomazione, di una dimostrazione di fallimento. Alcuni si autoingannano al punto di credere di goderne, come se fosse uno stato voluto. In realtà, come dice il noto proverbio tanto banale quanto profondo, si preferisce stare soli che male accompagnati.

2016/08/15

Perché chi è solo è solo? Le ragioni della solitudine

NOTA: questa è una bozza che aggiornerò tenendo conto dei vostri commenti e suggerimenti. Si tratta di una semplice analisi delle possibili cause della solitudine, che non propone soluzioni, ma solo spunti di riflessione.

I motivi (soggettivi o oggettivi) per cui uno si trova solo (volente o nolente) secondo me possono essere riassunti in due parole: egoismo e ignoranza. Facendo un'analisi più approfondita, tali motivi possono essere riconducibili ad uno o più dei dei seguenti fattori:
  • paura che il prossimo gli tolga o faccia perdere qualcosa (libertà, tempo, denaro, spazio ecc.)
  • paura che il prossimo gli faccia del male (violenza fisica o verbale, inganno, furto, sfruttamento, diffamazione, insulto, derisione ecc.)
  • paura che il prossimo lo domini, lo costringa ad essere diverso da come è o vuole essere
  • paura di essere rifiutato, emarginato, giudicato, condannato
  • paura di essere punito per le proprie idee e opinioni, per la propria libertà dalle norme sociali, per la propria non conformità, paura di essere scoperto

2016/08/14

Motivazioni fondamentali del comportamento umano

Si può ipotizzare che dietro ogni atto umano ci sia l'esigenza di soddisfare uno o più dei seguenti bisogni:
  • sopravvivenza
  • libido
  • appartenenza sociale
  • libertà
  • potenza
  • interazione sociale
Tali bisogni sono primari, nel senso che sono scritti nel codice genetico di ogni essere umano. Essi sono quindi innati, mentre ciò che apprendiamo attraverso le esperienze di vita sono le strategie per soddisfarli.

2016/08/13

La struttura delle interazioni umane. Strutturalismo interazionale. Interazioni strutturate.

L'interazione tra due esseri umani può essere più o meno strutturata, cioè più o meno conforme a dei codici formali, i quali possono essere più o meno condivisi o convenuti implicitamente o esplicitamente. Le particolari strutture adottate (per lo più inconsciamente) in un'interazione forniscono il significato dei segnali e dei simboli che vengono emessi e percepiti durante l'interazione stessa, e stabiliscono i relativi limiti, libertà, obblighi, divieti, aspettative e conseguenze previste.

Ogni forma, norma, valore culturale costituisce un fattore potenzialmente strutturante delle interazioni umane. Le strutture interazionali includono i linguaggi, le religioni, le tradizioni, le mode, le leggi, i canoni etici ed estetici ecc.

Gli italiani secondo Giacomo Leopardi

Secondo Leopardi, noi italiani siamo caratterizzati da una spiccata cognizione della vanità di ogni cosa, che è causa della nostra immoralità, indifferenza, sottomissione, cinismo e abitudine a innalzarci disprezzando gli altri.
Come dargli torto?

2016/08/12

La questione Renzi

La questione non è se Renzi sia capace o incapace, democratico o autoritario, onesto o disonesto, ma se vi sia oggi un politico italiano più capace di lui nei fatti (a parole sono tutti bravi). Governare circondati da una massa di corrotti, e/o ingenui e/o incapaci non è facile. I nomi! Bisogna fare i nomi di coloro che sono in grado di sostituirlo senza peggiorare la situazione.

Cambiamenti cognitivi e subcognitivi. Differenze di tempi e cause.

Un cambiamento nella parte conscia della psiche (cambiamento cognitivo) non comporta automaticamente un analogo cambiamento nella parte inconscia (cambiamento subcognitivo). Infatti, mentre un cambiamento cognitivo può essere istantaneo, o comunque molto rapido, un cambiamento subcognitivo ha bisogno di tempi piuttosto lunghi e soprattutto di un certa quantità e qualità di esperienze perché si produca. In altre parole, per cambiare i nostri automatismi mentali e in particolare le nostre reazioni emotive, abbiamo bisogno di tempi analoghi a quelli che ci sono voluti per formare tali automatismi, e di esperienze analoghe a quelle che hanno causato la loro formazione (con cariche emotive differenti). Invece, per provocare un cambiamento cognitivo può bastare un'immagine, un'idea, un pensiero, o la lettura di una frase.

Come ci vogliono gli altri, come vogliamo gli altri

Dato che abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere e avere una vita piacevole, non possiamo ignorare ciò che gli altri si aspettano o desiderano da noi.

Il problema nasce quando ci accorgiamo che siamo diversi da come gli altri ci vorrebbero o che non siamo disposti a dare agli altri o a fare per gli altri ciò che essi vorrebbero o esigono da noi.

In tal caso occorre valutare la possibilità di compromessi, sfruttando il fatto che anche noi siamo "altri" per gli altri, cioè che anche gli altri hanno bisogno di noi, e che anche noi abbiamo delle aspettative e dei desideri nei confronti degli altri. Perciò anche a gli altri potrebbe convenire un compromesso in cui uno rinuncia a qualche aspettativa e/o accetta di soddisfare qualche aspettativa dell'altro.


Diritti e doveri. Economia delle aspettative.

Le interazioni tra esseri umani sono insoddisfacenti quando non c'è corrispondenza tra le reciproche aspettative. Cioè quando l'uno si aspetta dall'altro dei comportamenti che l'altro non è disposto ad adottare. Avviene infatti spesso che l'uno tende ad attribuire all'altro dei doveri e delle responsabilità, e a se stesso dei diritti e delle libertà, che l'altro non riconosce o riconosce in misura insufficiente. In altre parole, ognuno vorrebbe dall'altro più di quanto l'altro sia disposto a dargli.

Il problema è aggravato dal fatto che spesso uno considera le proprie aspettative nei confronti dell'altro, come diritti e, di riflesso, come doveri dell'altro nei propri confronti, dando luogo, quando le aspettative vengono disattese, a rivendicazioni e risentimenti più o meno profondi e duraturi.

I rapporti umani sarebbero più facili e soddisfacenti se si evitasse di vederli in termini di diritti e/o doveri naturali. Infatti, diritti e doveri non esistono a priori, ma dovrebbero essere il risultato di negoziazioni, contratti o accordi espliciti, così che non ci siano fraintendimenti su di essi e ognuno possa scegliere, senza farsi illusioni e senza pretese irrealistiche, le persone più adatte con cui interagire.

2016/08/11

Il bene e il male che possiamo fare al prossimo e ricevere da lui

Io posso fare al mio prossimo, e ottenere da lui, del bene e del male, cioè cose che procurano, rispettivamente, piacere e dolore. Quali sono i criteri e i meccanismi per cui un individuo fa del bene o del male al suo prossimo? Perché si fa del male? Perché non si fa solo del bene?

2016/08/10

Psicologia e irrazionalità

La psicologia è la scienza dell'irrazionale, è cercare le ragioni dell'irrazionalità.

2016/08/09

Paul Ricoeur e i tre maestri del sospetto

Paul Ricoeur (Valence, 27.02.1913, Châtenay Malabry, 20.05.2005 ), filosofo francese seguace di Karl Jaspers e Edmund Husserl, nel suo saggio "Dell’interpretazione. Saggio su Freud (1965)", il più importante di quella fase del suo pensiero che vien e definita della svolta ermeneutica, definisce Marx, Nietzsche e Freud, «tre maestri che in apparenza si escludono a vicenda», i tre maestri del sospetto, perché hanno appunto sospettato che dietro ai fenomeni culturali e alle norme e idee morali si nascondessero meccanismi di altra natura, cioè interessi economici o desideri o pulsioni istintive.

Essi hanno in comune l’attitudine a ricercarne l’autentico significato in una struttura profonda, nascosta alla coscienza del soggetto, e a smascherare pertanto come falsa scienza quella di origine cartesiana, proprio quella che avrebbe dovuto invece fugare ogni dubbio. Se la filosofia cartesiana ammetteva che, di fronte al dubbio sulla realtà, ci fosse comunque la certezza del pensiero umano (cogito ergo sum), i tre filosofi portano invece il dubbio all’interno di questa stessa certezza, di fatto annullandola.

Comune a questi tre pensatori è infatti l’idea che la coscienza che l’uomo ha di se stesso non è in grado di cogliere la verità, che non vi è coincidenza immediata tra apparenza e struttura profonda della realtà, e che dunque occorra una «decifrazione» di tale coscienza. Essi criticano l’idea di un soggetto assoluto, razionalmente orientato, e di una coscienza razionale trasparente a se stessa, propri della tradizione cartesiana. Il positivismo, in quest’ottica, ne esce a pezzi: criticato apertamente da Nietzsche e Marx, scoprirà i suoi limiti anche con l’opera di Freud che, pur partendo da un ambiente positivista, finisce col portare l’attenzione sulla natura inconscia e quindi arazionale del comportamento umano.


Fonte: http://www.lcgalilei.pisa.it/NS/docs/dispense/Ricoeur.pdf

Kant sulla paura di pensare liberamente

"Laziness and cowardice are the reasons why so great a proportion of men, long after nature has released them from alien guidance (naturaliter maiorennes), nonetheless gladly remain in lifelong immaturity, and why it is so easy for others to establish themselves as their guardians. It is so easy to be immature. If I have a book to serve as my understanding, a pastor to serve as my conscience, a physician to determine my diet for me, and so on, I need not exert myself at all. I need not think, if only I can pay: others will readily undertake the irksome work for me. The guardians who have so benevolently taken over the supervision of men have carefully seen to it that the far greatest part of them (including the entire fair sex) regard taking the step to maturity as very dangerous, not to mention difficult. Having first made their domestic livestock dumb, and having carefully made sure that these docile creatures will not take a single step without the go-cart to which they are harnessed, these guardians then show them the danger that threatens them, should they attempt to walk alone. Now this danger is not actually so great, for after falling a few times they would in the end certainly learn to walk; but an example of this kind makes men timid and usually frightens them out of all further attempts." [Immanuel Kant]

Dio ti benedica?

Sarebbe più giusto e significativo, anziché "Dio ti benedica", dire "io ti benedico". Se uno dice "io ti benedico" si assume la responsabilità della benedizione, e chi la riceve ottiene un omaggio reale, una dimostrazione di stima e affetto, e quindi di buona reputazione, da una persona reale, non da una figura che non esiste o non si cura di lui o non ha tempo né voglia di ascoltare o esaudire tutti gli auguri che in suo nome vengono irresponsabilmente pronunciati. Inoltre, dire "Dio ti benedica" ad un non credente potrebbero essere percepito come offensivo, ironico, o ridicolo.
Ma uno che dice "io ti benedico" passa per arrogante e presuntuoso. Questa è la cultura in cui viviamo

2016/08/08

Far parte di un sistema sociale

Abbiamo tutti bisogno di essere parte attiva di un sistema sociale, con le sue regole e modalità di interazione. Esempi di sistemi sociali: una coppia, una famiglia, un gruppo, una schiera, un esercito, una folla, una tifoseria, il pubblico di uno spettacolo, una clientela, un elettorato, una banda di delinquenti, una società, un'associazione, una comunità, un club, un'organizzazione, un'impresa, un progetto, un movimento, una confraternita, una classe di studenti, un comitato, un'alleanza, un'amicizia, un'economia, un coro, un'orchestra ecc.

Far parte di un sistema sociale significa appartenere ad esso, esserne tributari e rinunciare a certe libertà, assumere doveri e diritti particolari, dal momento che ogni sistema ha le sue regole (forme, norme e valori) e solo chi le rispetta vi può appartenere.

Nell'appartenere ad un sistema sociale possiamo conformarci alle sue regole d'interazione convenzionali, oppure tentare di trasgredirle e sostituirle con nuove regole più congeniali, cercando di convincere gli altri membri del sistema ad adottarle. Ma se queste vengono rifiutate veniamo esclusi dal sistema. Cambiare è sempre rischioso.

Tutto per gli altri

Non siamo mai mentalmente soli perché anche nella solitudine la nostra mente si prepara ai prossimi incontri o scontri con gli altri. Tutto si fa per gli altri, con loro, per servirci di loro o difenderci da loro.

Versione tedesca

2016/08/07

Psicologia e romanzi

La psicologia è teoria e anaisi; il romanzo (come anche la poesia) è applicazione pratica e sintesi.

La sede e il controllo della volontà

Io voglio ciò che voglio, tuttavia, chi decide ciò che voglio non sono io, ma un agente dentro di me che non posso comandare. Nel breve periodo io posso solo decidere se fare ciò che voglio o non farlo. Nel medio e lungo periodo posso iniziare una psicoterapia o cambiare ambiente sociale per modificare, nel tempo, ciò che voglio.

Siamo tutti schiavi

Siamo tutti schiavi, prigionieri e succubi dei nostri automatismi emotivi involontari che stabiliscono chi e cosa ci piace o ci fa soffrire, di chi e cosa abbiamo o non abbiamo bisogno, cosa vogliamo o non vogliamo, con chi vogliamo interagire o non interagire, come vogliamo interagire, cosa possiamo o non possiamo fare, cosa dobbiamo o non dobbiamo fare, cosa ci piace o non ci piace fare, cosa vale la pena di fare.

2016/08/06

A chi appartengo?

Ogni umano "appartiene" ad altri. L'appartenenza corrisponde ad un bisogno, ma anche ad uno stato di asservimento. L'appartenenza è una limitazione di libertà, ma non possiamo fare a meno di appartenere per poter interagire con altri. Chi non appartiene a nessuno, chi non è soggetto a nessuno, chi non è sottomesso ad alcuna regola, è percepito come asociale, fa paura, e nessuno vuole interagire con lui.

Con chi interagire? Interazioni sistemiche

Questa semplice domanda rappresenta il problema fondamentale di ogni umano. Infatti ognuno ha bisogno, e al tempo stesso paura, di interagire con gli altri e deve definire una sua politica di interazione, in cui stabilisce con chi interagire o non interagire, e come interagire e non interagire con ciascuna persona con cui di decide di interagire.

Ciò che complica questa politica è il fatto che l'interazione con una persona ha un effetto anche nelle interazioni con tutte le altre. Infatti le interazioni non sono mai completamente private, e quando interagiamo con una persona facciamo riferimento anche alle nostre relazioni con le altre.

In un certo senso noi "siamo" le nostre interazioni con tutti gli altri, e ce le portiamo sempre dietro con i loro effetti e le loro implicazioni.

In altre parole, nessun individuo è isolato, ma è il centro di un sistema di relazioni, e quando interagisce con un altro, non lo fa come singolo elemento, ma come sistema. In un matrimonio, per esempio, non si sposano solo due persone, ma anche due famiglie e due costellazioni di amici.

2016/08/05

Come conosciamo i nostri bisogni

Conosciamo i nostri bisogni attraverso il piacere e il dolore che proviamo quando vengono, rispettivamente, soddisfatti e insoddisfatti.

Teoria della mappa cognitivo-emotiva

Io suppongo che nel nostro cervello ci sia una mappa del piacere e del dolore, delle cognizioni e delle relazioni logiche, che io chiamo "mappa cognitivo-emotiva", che si è sviluppata nel corso della nostra vita per effetto delle interazioni avute con altri umani e con l'ambiente, le quali ci hanno procurato una certa quantità di piacere o dolore.

In questa mappa sono configurati elementi come persone, oggetti, luoghi, ricordi, immagini, idee, concetti, simboli, segnali, nomi, situazioni, opinioni, metodi, attività, principi filosofici, cognizioni, problemi, conflitti, norme, soluzioni, decisioni, obiettivi, strategie ecc.

Ogni elemento presente nella mappa ha una carica emotiva di piacere o dolore; costituisce, cioè, una promessa, anticipazione, aspettativa o minaccia di piacere o di dolore.

2016/08/04

Darwinismo neurale

Una teoria di assoluta importanza da un punto di vista psicologico e filosofico, oltre che biologico, per capire la natura umana.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Darwinismo_neurale

La pericolosità del parlare di politica, religione, morale

Parlare di politica, religione e morale è rischioso nella misura in cui il nostro interlocutore ha opinioni diverse dalle nostre sui temi trattati. E' il modo più rapido e facile per litigare, rompere amicizie, disprezzarsi, odiarsi, aggredirsi verbalmente o fisicamente. Perché le opinioni politiche, religiose e morali non sono semplici opinioni come quelle che possiamo avere su automobili, squadre di calcio, prodotti, aziende, animali ecc. Le nostre opinioni politiche, religiose e morali sono l'espressiona della nostra personalità. Noi "siamo" tali opinioni, e chi le contesta contesta noi come persone, chi le disprezza disprezza noi come persone, chi vorrebbe distruggerle vorrebbe distruggere noi come persone. Questo è ciò che avviene, almeno a livello inconscio.

2016/08/03

Cosa determina la guarigione dalle malattie

Il corpo guarisce da solo, grazie ai propri meccanismi di autoguarigione. La chimica dei farmaci e il pensiero "positivo" servono solo a stimolare e attivare i processi di autoguarigione del corpo.

Perché la gente fa ciò che fa?

Perché ha paura di non farlo.
Perché le piace farlo.
Perché crede che facendolo starà meglio.
Perché crede che non facendolo starà peggio.
Perché è (o si sente) obbligata a farlo.
Perché ha bisogno di farlo.Perché crede di non poter fare altro.
Perché non sa fare altro.
Perché si diverte a farlo.
Perché è abituata a farlo.
Perché crede che sia giusto farlo.
Perché sente il dovere di farlo.
Perché facendolo si sente socialmente più integrata e accettata.
Perché non facendolo si sentirebbe a disagio, ansiosa.
Perché crede che sia bello farlo.
Perché è nella sua natura farlo.
Perché gli passa per la testa di farlo.
Perché è indotta da qualcuno o qualcosa a farlo.
Perché facendolo soddisfa i propri bisogni.
Perché è tradizione farlo.
Perché gli altri si aspettano che lo faccia.
Perché facendolo trasgredisce qualche cosa che vuole trasgredire.
Per dimostrare di non aver paura di farlo.
Perché ha deciso di farlo.
Perché è nella sua agenda.

Esbjörn Svensson Trio - Bound For The Beauty Of The Sout

Bisogno e paura dell'altro. Chi è l'altro?

L' Altro è un'entità variabile, comprende ed esclude esseri umani che non sono sempre gli stessi. Ognuno ha bisogno e paura di interagire con l'Altro, ma chi esso sia non è definito, e la sua definizione è un problema fondamentale. Ognuno ha il suo Altro, che può cambiare da un momento all'altro. Ognuno dipende dall'Altro. Chi è il mio Altro? Chi è stato? Chi sarà? Chi può essere? Chi voglio che sia? E il tuo? E il suo?

Vedi anche Bisogno e paura dell'Altro.

2016/08/01

Volontà vs. bisogno

Tra volontà e bisogno c'è una differenza importante. Perché il bisogno è involontario, cioè non dipende dalla nostra volontà. Infatti possiamo volere o non volere una cosa di cui abbiamo bisogno, o, al contrario, aver bisogno di una cosa che non vogliamo, o volere una cosa di cui non abbiamo bisogno. Quindi l'importante, prima di tutto, è capire di cosa abbiamo bisogno e di cosa non l'abbiamo. Poi possiamo decidere razionalmente se volere o no qualcosa.

Come imparare una lingua

Una lingua s'impara interagendo mediante essa.

Biovettori e saggezza

Il testo che segue riassume una mia ipotesi sulla natura degli esseri viventi, compreso l'Uomo, al fine di una definizione della saggezza.

Ogni essere vivente è costituito da una certa quantità di vettori vitali, o biovettori (bv), cioè organi portatori di vita. I bv sono tra loro interconnessi, intercomunicanti, interagenti e collaboranti (chimicamente ed elettricamente) al fine di permettere la vita propria e quella dell'organismo di cui sono parte integrante.

I bv sono organizzati a vari livelli, dalla cellula (o parte di essa) a organi pluricellulari più o meno complessi. In altre parole, un bv può essere costituito da un certo numero di bv di livello più basso e fa parte di un bv di livello più alto.

Blog di Bruno Cancellieri